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Di nuovo tutto falliva, ero solo e miserabile, tutto ciò ch'io dicevo e pensavo veniva dagli altri ostilmente frainteso. Tra la realtà e quanto mi sembrava desiderabile, ragionevole e buono, vedevo riaprirsi un abisso senza speranza.Ma stavolta non mi fu risparmiato di rientrare in me stesso. Non passò lungo tempo e mi vidi costretto a cercare la colpa dei miei dolori non fuori di me, ma dentro. Perché ben comprendevo: di rinfacciare la follia e la rozzezza al mondo intero nessun Dio e nessun uomo aveva il diritto, ed io meno che tutti. Doveva dunque essere in me qualcosa fuori di posto, se venivo così in conflitto col resto del mondo. Ed ecco che in realtà scoprivo un grosso neo. Non era un piacere prendere di mira in me stesso quella disarmonia e tentarne il risanamento. Per prima cosa apparve chiaro che la buona pace col mondo in cui ero vissuto, non era stata solo pagata da me troppo cara, era stata anche una falsa pace, così come la pace esteriore nel mondo. Avevo creduto di essermi guadagnato il mio posto al sole attraverso le lunghe dure lotte della gioventù, e di essere ormai uno scrittore. Ma nel frattempo successo e benessere avevano esercitato su di me il solito effetto, ero diventato pigro e soddisfatto, e il poeta che ero, a ben guardare, si distingueva appena dallo scrittorello da strapazzo.