16/27

Mi si faceva parlare, mi si spiava, si andava a riferire ciò che dicevo; fui sospetto ora ai nemici, ora ai neutrali, ora ai miei stessi connazionali, e non m'accorsi di nulla; solo dopo molto tempo venni a sapere in proposito questo e quello, e non capii come avessi potuto vivere indenne in mezzo a quell'atmosfera. Ma ormai ci ero riuscito.Con la fine del conflitto coincise anche il completamento della mia trasformazione e il culmine delle prove dolorose. Quelle sofferenze non avevano più niente a che fare con la guerrae il destino del mondo; anche la sconfitta della Germania, da noi all'estero sicuramente attesa da due anni, non aveva per il momento più nulla di pauroso. Io ero tutto compreso di me stesso e del mio proprio destino, per quanto talvolta coll'impressione che vi fosse implicato ogni destino umano in genere.