21/27

Ma non bastava. E guarda un po', un giorno scopersi un piacere nuovissimo: a quarant' anni incominciai improvvisamente a dipingere. Non che mi ritenessi un pittore o volessi diventarlo; ma il dipingere è meraviglioso, rende più allegri e più pazienti. Dopo non si hanno le dita nere come quando si scrive, ma rosse e blu. Anche della mia pittura si irritano molti dei miei amici. In questo ho poca fortuna... ogni volta che intraprendo qualcosa di veramente necessario, di felice e di simpatico, la gente sempre diventa spiacevole. Vorrebbero che uno rimanesse quello che è, che il suo volto non mutasse mai. Ma il mio volto vi si ribella, vuole sempre mutare, è per esso una necessità. Un altro rimprovero che mi vien fatto sembra anche a me molto giusto: mi si nega il senso della realtà. Tanto le opere che scrivo quanto i quadretti che dipingo non corrisponderebbero al reale. Nello scrivere dimenticherei sempre le esigenze che a un vero libro pongono i lettori colti, e innanzitutto mi mancherebbe in effetti l'attenzione alla realtà. Io trovo che la realta è quello di cui meno occorre preoccuparsi perché essa è pur sempre, e purtroppo abbastanza molesta, a nostra disposizione, mentre ci sono cose più belle e più necessarie che pretendono la nostra attenta cura. La realtà è ciò di cui non si può mai, in alcuna circostanza, essere contenti, che non si deve mai, in nessun caso, adorare e venerare, perché rappresenta il caso, lo scarto della vita. E questa sordida, sempre deludente e squallida realtà non è possibile mutarla se non rinnegandola e mostrando che siamo più forti di essa.