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Nelle mie opere manca di frequente il normale rispetto della realtà e quando dipingo, le piante hanno un volto, e le case ridono o ballano o piangono, ma se l'albero sia un pero o un castagno per lo più non si può capire. Questo rimprovero devo accettarlo. Confesso che la mia stessa vita assai spesso mi sembra proprio come una favola, e sovente il mondo esterno mi appare con l'intimo mio in un rapporto unisono che devo chiamare magico.Qualche volta mi sono successe delle stupidaggini, come quando feci una ingenua affermazione sul famoso poeta Schiller, dopo la quale tutti i club di giocatori di birilli della Germania meridionale subito mi dichiararono un profanatore dei patri santuari. Ormai però da anni sono riuscito a non manifestare più nulla da cui i santuari possano essere profanati e per cui la gente possa diventare rossa di rabbia. E in ciò vedo un progresso.