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Feci in fretta a trarre dalla situazione l'ovvio ammaestramento: poeta era qualcosa che si poteva essere ma non diventare. Inoltre: l'interessarsi della poesia e del proprio talento poetico rendeva sospetti agli occhi degli insegnanti, si veniva per questo da essi scherniti o ridicolizzati, a volte perfino mortalmente offesi. Per i poeti era come per gli eroi e per tutte le altre grandi e belle figure, per le aspirazioni magnanime e poco comuni: nel passato erano splendide, tutti i libri di scuola erano pieni delle loro lodi, ma nel presente, nella realtà li si odiava; e forse i maestri erano messi lì ed istruiti apposta per evitare il più possibile che venissero in fama uomini liberi e magnifici e compissero azioni splendide e grandiose.Così vedevo aprirsi tra me e la mia meta lontana nient'altro che abissi, tutto mi appariva incerto e svalorizzato, solo una cosa era ferma: che volevo diventare un poeta, fosse facile o difficile, fosse ridicolo od onorevole. I risultati esteriori di tale decisione - o piuttosto di quella fatalità - furono i seguenti:Quando avevo tredici anni, all'inizio di quel conflitto, il mio comportamento sia a casa che a scuola incominciò a lasciare a desiderare in modo tale, che mi si mandò in esilio nel ginnasio di un'altra città.