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Non occorre essere degli accusati per conoscere questo strano e veramente dannato mondo delle cancellerie, della carta stampata e degli atti. Di tutti gli inferni che stranamente l'uomo ha dovuto crearsi, questo mi è apparso sempre il più infernale. Basta che tu voglia traslocare o sposarti, che tu desideri un passaporto o un certificato di nazionalità, ed eccoti piombato in quest'inferno: devi sciupare ore intere nei locali senz'aria di questo mondo di carta, interrogato e svillaneggiato da persone annoiate e tuttavia frettolose e malevole; per le più semplici e sincere dichiarazioni non trovi che diffidenza e ti trattano o come uno scolaretto o come un malfattore. Ebbene, è cosa nota a tutti. Da tempo sarei soffocato e inaridito in quell'inferno di carta, se i miei colori non mi avessero sempre di nuovo consolato e divertito, se non avesse continuato a darmi respiro e vita il mio quadro, il mio piccolo bel paesaggio.Davanti a quell'immagine stavo un giorno nella mia prigione, quando vi irruppero un'altra volta le guardie coi loro noiosi inviti, e vollero strapparmi al mio felice lavoro. Allora sentii una stanchezza, come una nausea per tutta quella faccenda e per la realtà nel suo complesso, brutale e insulsa. Mi sembrò ora di metter fine allo strazio. Se non mi era concesso di giocare indisturbato il mio innocente gioco di artista, mi vedevo costretto a servirmi di quelle altre più serie arti cui avevo dedicato tanti anni della mia vita: senza magia quel mondo era insopportabile.Mi ricordai del precetto cinese: tenni il fiato per la durata di un minuto liberandomi dell'illusione della realtà. Pregai gentilmente le guardie di aver pazienza ancora per un momento perché dovevo salire sul treno del mio quadro per vedere una cosa. Essi risero come al solito, credendomi tocco nel cervello.Allora io mi feci piccino ed entrai nel mio quadro, salii sul trenino e penetrai con esso nel piccolo tunnel nero. Per un istante si vide ancora uscire il fumo fioccoso dall'apertura rotonda, poi il fumo si ritirò e svanì, e con esso tutto il quadro con me insieme. Le guardie se ne rimasero là completamente interdette.

 

* Hermann Hesse, Kurzgefasster Lebenslauf, in Gesammelte Werke in 12 Bänden, 6. Bd., S. 391 ff.

© Suhrkamp Verlag, Berlin 

 

[Traduzione di Gianna Ruschena Accatino]