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In breve, per più di quattr'anni qualunque cosa mi si volesse far fare andava a rovescio; non mi volle tenere nessuna scuola, in nessun tirocinio resistetti a lungo. Ogni tentativo di fare di me un uomo utile terminava con un insuccesso, o piuttosto con vergogna e con scandalo, con la fuga o con l'espulsione; eppure mi si riconosceva dappertutto una discreta intelligenza, e perfino un certo grado di buona volontà! Ero anche abbastanza diligente... ho sempre ammirato rispettosamente l'alta virtù dell'ozio, ma non ne sono mai diventato un maestro. A quindici anni, quando nella scuola ebbi fatto cilecca, incominciai ad istruirmi da me, con coscienza e con energia; fu mia fortuna e mio piacere che nella casa di mio padre ci fosse la grandiosa biblioteca del nonno: una gran sala piena di vecchi libri, che conteneva fra l'altro tutta la letteratura e la filosofia tedesche del diciottesimo secolo. Tra i sedici e i venti anni non soltanto riempii una quantità di carta coi miei primi tentativi di scrittore, ma lessi anche mezza letteratura mondiale, e mi occupai di storia dell'arte, di lingue e di filosofia con una tenacia che sarebbe abbondante-mente bastata per un normale corso di studi.